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Europa svegliati su welfare e lavoro Commento di Rodrigo de Rato Direttore dell'Fmi IL SOLE 24 ORE 19 Ottobre 2005
L'economia globale è in forte crescita da diversi anni, e nel 2004 ha raggiunto la massima espansione, da una generazione a questa parte. Ma l'Europa può fare meglio. L'intera area è rimasta continuamente indietro rispetto alla media di altre aree nonché relativamente alla sua performance storica. Nella prima metà del 2005, la crescita in Europa è stata in media solo dell'1,25 per cento. La crescita lenta non è dovuta, in linea di massima, alle politiche macroeconomiche prevalenti, che hanno invece generalmente sostenuto lo sviluppo. Il vero problema sono la lentezza e la natura parziale delle riforme strutturali, che rischiano di indebolire sempre di più la prosperità economica dell'Europa di domani. Senza nuove iniziative e senza un nuovo senso di determinazione, la crescita economica nell'area dell'euro continuerà a essere insufficiente. In cima alla lista dei problemi figura il mercato del lavoro. I tassi di occupazione sono bassi da tre lunghi decenni. Attualmente, un individuo su dieci nella forza lavoro non riesce a trovare impiego. Fra i lavoratori più giovani questo tasso di disoccupazione è doppio rispetto ad altre fasce d'età. Questi livelli portano molti a mettere in discussione i benefici di una maggiore integrazione dell'economia a livello mondiale, e il senso di sfiducia rischia di lacerare il tessuto dell'Unione europea. Al centro della problematica figura l'invecchiamento della popolazione europea, un fattore che continuerà ad accelerare nei prossimi quarant'anni. Le indennità pensionistiche aumentano proprio quando la forza lavoro che le sostiene sta per subire un'ulteriore contrazione. Vi è molta incertezza su quello che i Governi intendono fare per risolvere questi problemi dato che, in gran parte, non hanno ancora indicato in maniera convincente come intendano affrontarli. Questo aiuta a spiegare perché sia i consumatori sia gli investitori appaiono così guardinghi. Non v'è alcun dubbio che l'Europa deve impegnarsi a mettere in atto riforme strutturali. Laddove le riforme (di pensioni, sanità, mercato del lavoro) sono state effettuate, i risultati sono stati importanti. Anche se alcuni europei nutrono dubbi, i risultati parlano più che chiaramente. Per esempio, nonostante l'alto tasso di disoccupazione, la moderazione dei salari e le politiche del mercato del lavoro hanno comunque contribuito a creare, fra il '96 e il 2004, circa 12 milioni di posti di lavoro nell'area euro, mettendo così la regione alla pari con gli Usa per creazione di posti di lavoro nello stesso periodo. I Governi europei possono intraprendere altri passi concreti. Devono rafforzare e sostenere la riforma del welfare e incentivare l'attività lavorativa. Misure diverse saranno necessarie a seconda dei Paesi. In molti di questi sarà innanzi tutto indispensabile una riforma delle pensioni. Un passo cruciale è l'innalzamento dell'età di pensionamento collegandola direttamente all'aspettativa di vita. In secondo luogo, mentre i Governi fanno bene a continuare a offrire sussidi ai disoccupati, è chiaro che devono anche fornire incentivi a chi lavora. Bisogna inoltre creare migliori programmi di assistenza alla formazione e al reinserimento nel mercato del lavoro per i disoccupati. I Governi devono inoltre ridurre i costi di creazione di nuovi posti di lavoro. In molti Paesi i minimi salariali troppo elevati sono un ostacolo all'occupazione. Sarebbe meglio se i Governi aiutassero i lavoratori a mantenere un elevato tenore di vita concedendo detrazioni per i redditi da lavoro. È necessario inoltre abbassare gli oneri amministrativi per le aziende, particolarmente i costi legati ai contratti di lavoro. Un'altra via che promette maggior crescita in Europa è una migliore integrazione fra i mercati dei beni e dei servizi. Paesi al di fuori dell'euro con politiche salariali ugualmente prudenti ma un mercato più liberalizzato hanno registrato maggiori tassi di impiego e di output dei Paesi dell'euro. Una maggiore integrazione finanziaria migliorerà la concorrenza e l'efficienza, abbassando il costo del capitale e migliorando il meccanismo di trasmissione della politica monetaria. Le autorità europee sono fondamentalmente d'accordo sui problemi che devono affrontare. La vera sfida sta nella capacità dei Governi di articolare soluzioni credibili ed efficaci. È chiaro che i singoli Paesi si devono concentrare su soluzioni nazionali. Ma ciò non significa perdere di vista quel valore aggiunto che si può ricavare solo dall'agire insieme. Ed è per questo che la strategia di Lisbona ha tanto senso. Il suo obiettivo era quello di incentivare l'attività lavorativa e la produttività attraverso sforzi congiunti, e il coordinamento delle riforme presenta molti vantaggi. Tra alti e bassi, l'integrazione europea del dopoguerra ha portato molti benefici. E, cosa ancora più importante, i benefici della cooperazione si sono dimostrati particolarmente marcati in una unione monetaria decentralizzata quale l'area dell'euro. Quello che occorre ora, ancora più che nel passato, sono strategie che riescano a centrare ancora meglio gli obiettivi, strategie che uniscano riforme del mercato del lavoro a riforme del mercato dei beni, con un'enfasi sulla migliore utilizzazione del lavoro. La nuova strategia di Lisbona offre i meccanismi per raggiungere questi obiettivi. L'Europa può diventare una regione più dinamica continuando sulla via delle riforme strutturali. E nel fare ciò, può allo stesso tempo diventare leader nella lotta contro gli squilibri economici che minacciano la prosperità globale. IMF EXTERNAL RELATIONS DEPARTMENT
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